Istanbul, 2018

Istanbul, è una serie di immagini realizzate con una macchina istantanea, sensibile all’idea che avevo di  annotare impressioni e suggestioni sorte durante una mia permanenza nella metropoli turca.

Rendere visibili accadimenti di una realtà che mi veniva incontro con i suoi colori e il suo degrado urbano, è stato per me naturale dal momento in cui ho fatto esperienza di una città crogiolo di razze, culture ed aspetti diversi, ma priva di incanto e mistero.

Contrariamente a quanto rappresentato dal grande fotografo turco Ara Guler che ha colto e mostrato la malinconia di una città e del suo popolo, la scelta del colore e dell’immagine sbiadita collocano questo luogo lontano dall’idea di romantica meta di week end per coppie di innamorati.

La città – tra Occidente e Oriente, così come spesso se ne parla – incespica nella ricerca di una identità, e rasenta una occidentalizzazione – simile al “sogno americano” – che fa da contraltare allo spietato nazionalismo, e tentenna tra le vestigia e gli allori di un passato ormai lontanissimo, ponendosi come voragine aperta nella contemporaneità.

Istanbul si presenta come una donna avvenente dal sorriso simile all’accattivante tramonto sul Corno d’Oro ma, al suo interno, è pronta a esibirti senza nascondimenti un altro volto e, se come diceva il Premio Nobel turco Orhan Pamuk “la bellezza di un panorama è nella sua tristezza”, io aggiungo che il fascino di un paesaggio è nella miseria delle quinte.

(Festival Letterature urbane Vercelli – Patrocinio AIRC Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – Patrocinio Regione Piemonte e Regione Val d’Aosta)